Da Salvatore Di Giacomo a The Weekend: questa è la musica dei Profilogreco
Cultura

Da Salvatore Di Giacomo a The Weekend: questa è la musica dei Profilogreco

La musica è capace di dar voce ai sentimenti, alle emozioni più nascoste, facendoci sentire meno soli ed è proprio questo quello che rappresenta per il duo musicale napoletano Profilogreco, fondato dai fratelli Luca ed Emanuele Ascione

Questi due ragazzi di Scampia coltivano la passione per la musica da anni e quest’amore si è concretizzato in un progetto musicale totalmente autoprodotto che fonde il classico cantautorato napoletano a sonorità urban moderne. Abbiamo intervistato Luca, fratello maggiore, per saperne di più.

Da dove nasce la vostra passione per la musica e perché avete scelto “Profilogreco” come nome del vostro duo?

L’amore per la musica nasce da piccoli, dalla famiglia, da mia nonna a mio padre ci hanno sempre cantato i classici, facendoci interessare alla tradizione e facendoci appassionare alla musica in generale.                          Fare musica nasce da un’esigenza: siamo appassionati della “napoletanità”, delle tradizioni e dei classici cantautori napoletani. Siamo molto legati a questo tipo di scrittura classica, con le sue regole e la sua struttura, e proviamo a portarla un po’ anche nei nostri testi, cercando di conciliare la lingua napoletana delle origini con delle tematiche più moderne e attuali. Il nome “Profilogreco” nasce proprio dagli approfondimenti fatti su Napoli e sulle sue tradizioni; infatti, tra i suoi primi abitanti, ci furono i greci con i loro insediamenti sulle sponde di “Megaride” e di conseguenza è venuto fuori questo gioco di parole: il primo profilo, la prima descrizione di un napoletano, in realtà coincide con i greci, i primi napoletani della storia. 

Quali sono i vostri modelli di riferimento e come nasce il vostro genere?

Io ho trasmesso questa passione per i classici napoletani a mio fratello che è più piccolo di me di 10 anni. Infatti, i nostri modelli di riferimento sono naturalmente autori come Di Giacomo, Viviani, De Curtis, Russo, ma anche la musica italiana come De Crescenzo, Pino Daniele, Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile, Nino D’Angelo al quale abbiamo anche fatto un omaggio attraverso una cover di “Odio e Lacreme”, gli Almamegretta, Raiz, ma non solo. Siamo appassionati anche dei The Weeknd, Nicholas Jar che sono una fonte di ispirazione. Data la nostra differenza di età, abbiamo gusti musicali diversi: mio fratello ha anche spaziato verso musica un po’ più pop/rock e abbiamo unito le nostre passioni, coniando quello che è il nostro genere che definiamo “elettro-alternative”, che racchiude un mix di ispirazioni e di generi: scrittura classica partenopea che racconta di storie moderne attraverso sonorità alternative. Tutto autoprodotto, dalla musica ai testi, senza etichette. 

Influisce la vostra appartenenza ad una realtà come quella di Scampia nella scrittura dei vostri testi? 

Sì, influisce inevitabilmente. Questo perché, come diciamo nella nostra canzone “Dimane”:

St’arraggia è peggio ‘e ‘na roce ‘ca me porto ‘mpietto ‘pe nun me scurdà

Questo rappresenta esattamente il rapporto con una realtà difficile come questa: quello che vivi o che vedi a Scampia, ti porta a raccontarlo. La rabbia nasce dal vedere o vivere certe situazioni, ma questa rabbia può diventare da un lato un dolore che porta ad allontanarti, a voler scappare via, ma può essere anche un fuoco che alimenta la tua voglia di fare. A volte si ha la sensazione che chi vive in periferia, debba faticare di più per dimostrare agli altri quanto vale, ma forse questa rabbia che porti come una croce, sempre con te, per non dimenticare le tue origini, ti dà la capacità di poter raccontare meglio, in una maniera più cruda e autentica la realtà che ti circonda.

Cosa vuol dire per voi fare musica e quale messaggio vorreste trasmettere attraverso le vostre canzoni? 

Per noi fare musica vuol dire innanzitutto avere la possibilità di esprimersi liberamente, soprattutto per noi che siamo indipendenti da etichette musicali. Questa libertà ci dà anche la possibilità di poter fare un’auto-analisi, essere introspettivi, esprimendo ciò che sentiamo attraverso delle storie in cui ci ritroviamo a volte in prima persona. È anche bello però poter scrivere non solo raccontando personalmente ciò che viviamo, ma lasciando anche uno spazio aperto all’interpretazione, non dando quindi messaggi chiusi ed inequivocabili. Vogliamo trasmettere dei messaggi che siano un po’ universali, dando la possibilità a chi ascolta le nostre canzoni di poter leggere ciò che sente. La nostra intenzione principale è cercare di creare una “rete”, soprattutto in un territorio difficile come il nostro, che poi è un obiettivo intrinseco quando si decide di fare arte. Nel nostro piccolo vogliamo cercare di trasmettere un messaggio culturale: riarrangiamo spesso brani classici in chiave moderna per far conoscere la tradizione napoletana, suscitando magari l’interesse di chi ascolta e che è quindi portato ad informarsi sul classico, sulla sua scrittura e sulla musica, dando così valore e pregio al vero napoletano, non solo come slang. Infatti noi accostiamo il napoletano più classico, poetico, a basi moderne.

Qual è il vostro obiettivo più prossimo e quello più “lontano”?

Il nostro prossimo obiettivo potrebbe essere la pubblicazione di un album, al quale stiamo lavorando con mille difficoltà a causa del Covid. Speriamo di poterlo pubblicare il prossimo anno, sempre in maniera indipendente dato che non abbiamo al momento un’etichetta che ci sostiene. Il nostro obiettivo più “lontano” sarebbe appunto un interesse da parte di un’etichetta che sposi il nostro progetto, seppur underground e non pop, arrivando così a più persone: non per diventare famosi, perché tutto è nato per fare “un regalo” a noi stessi. Vogliamo infatti rimanere fedeli alle nostre idee e portare avanti il nostro progetto. 

ARTICOLO DI SARA FINAMORE

- 19 Dicembre 2020