Da Secondigliano alla Serie A, parla Salvatore Nardi
Opinioni

Da Secondigliano alla Serie A, parla Salvatore Nardi

Solo cinque mesi fa, il Benevento Calcio veniva promosso nella massima serie. Una grande cavalcata, una squadra invincibile che è riuscita a vincere e dominare la Serie B. Oggi il Benevento, nonostante qualche piccola battuta d’arresto (tipico di una neopromossa), sta disputando un buon campionato. Proprio nell’ultima gara di Serie A è riuscita a strappare un pareggio alla Juventus di Cristiano Ronaldo. Il suo segreto? Una rosa ben collaudata, merito soprattutto di uno staff affiatatissimo. Tra questi, Salvatore Nardi, osservatore della prima squadra. Pochi sanno che Salvatore è nato e cresciuto nel nostro quartiere.

Da Secondigliano alla Serie A. Per molti, utopia. Eppure, questa è la sua storia. Una scalata trionfale, che lo ha portato ad essere Osservatore FIGC (con un concorso dove, su 7mila concorrenti, ne sono passati in 45). Lo abbiamo intervistato per conoscere la sua storia e parlare del calcio nella periferia. La nostra conversazione è iniziata con un messaggio whatsapp in cui Salvatore ha racchiuso tutto il suo orgoglio da secondiglianese:

“Sono cresciuto nei vicoletti, con il sogno di arrivare in A, con il pallone sotto al braccio”

Il Benevento è ricco di napoletani e giovani promettenti. Parte dei successi del Benevento sono anche merito suo, ma non tutti lo sanno. Chi è Salvatore Nardi e come inizia la sua carriera?

“Ho iniziato a giocare a calcio da bambino, alla Nereo Rocco. Poi con gli anni ho capito che forse era meglio guardare che giocare. Ho iniziato nel 2006 al Sorrento. All’epoca il Sorrento aveva vinto il campionato di D e giocava in C2. Andai come responsabile della comunicazione essendo laureato in Scienze della Comunicazione. Inizialmente volevo entrare nel mondo del calcio, qualunque fosse il ruolo da ricoprire. C’era questa poltrona vacante da addetto stampa. Pian piano cercavo di capire i segreti delle trattative. Ho avuto la fortuna che in quegli anni, a Sorrento, c’era un giovane molto importante: Ciro Immobile, che oggi è uno degli attaccanti più forti della Serie A. Un giocatore così in un contesto come Sorrento è come prendere due piccioni con una fava. Mi diede l’opportunità di poter crescere senza avere le difficoltà che possono sorgere in una realtà più blasonata. Poi arrivò il concorso come Osservatore FIGC. Sono entrato nei 45 che sono passati. Una bella soddisfazione, la maggior parte erano ex giocatori. Avere presenze in A e in Nazionale era una cosa che incideva. Sono riuscito comunque ad entrare in questa élite di 45 persone ed è stata una bella soddisfazione. Ho anche lavorato 10 anni con il Napoli. Il Benevento è arrivato per caso: giocava i playoff di B. Ricevo questa telefonata in cui mi invitano a lavorare per loro nella prossima stagione. Io vado a Benevento come spettatore nella finale di playoff, i sanniti vincono e vanno in A. Io firmo qualche settimana dopo. Potremmo dire che sono stato un amuleto per il Benevento. È il quarto anno che sono al Benevento e sono felice. È una bella realtà. Ringrazierò per sempre la famiglia Vigorito e con i responsabili Pasquale Foggia e Natino Varrà, con i quali ho un ottimo rapporto”.

Secondigliano è salita agli onori della cronaca per fatti spesso spiacevoli. Sente il peso o l’orgoglio di essere nato qui?

“Quando mi chiedono di dove sei? Io rispondo di Secondigliano, non di Napoli. È la cosa più bella. Ci sono persone nascondono le proprie origini. Quando ti sei formato dal basso, dire Secondigliano è motivo d’orgoglio. È un quartiere con grosse difficoltà, a dire il contrario saremmo dei pazzi, però se ne esci bene da questo quartiere è importante: ti aiuta a vivere e maturare prima rispetto agli altri perché conosci i sacrifici, il buono e, come si dice a Napoli, ‘o malamente”.

Lei ha seguito e segue molte promesse del calcio, molti sono napoletani e secondiglianesi. Può dirci chi ha scoperto e chi segue? 

“Per il ruolo che svolgo io, non posso fare nomi. Posso dire quelli noti che ce l’hanno fatta e che sono arrivati a certi livelli: Gaetano Letizia, di Secondigliano; Mandragora, classe ’97, sempre di Secondigliano, della Juve, in prestito all’Udinese; Armando Izzo, che gioca nel Torino. Ce ne sono tanti altri che militano nelle serie inferiori. Per quanto riguarda il nostro quartiere, ti dico che è molto, molto florido.

Il gol del pareggio con la Juve è stato di Gaetano Letizia, anche lui di Secondigliano. Come è stato vissuto?

“È sempre la Juventus, una squadra blasonata. Noi venivamo dalla vittoria di Firenze, volevamo dare continuità ai risultati positivi. Il fatto che l’abbia fatto Letizia, cresciuti insieme nel mio quartiere, è stata una grande soddisfazione. Un momento importante. Letizia è un amico. Siamo partiti dai nostri vicoletti con ruoli diversi e condividere questa gioia con un fratello è ancora più bella. Quando ho iniziato questo lavoro il mio sogno era che i ragazzini vedessero in me una speranza. Tramite il mio ruolo, voglio dare opportunità ai ragazzi di arrivare. Io sono arrivato in serie A giocando per i vicoletti di Secondigliano, da bambino, col mio pallone sotto al braccio”.

Se potesse promuovere qualche iniziativa per rilanciare il quartiere cosa farebbe?

“Qualche anno fa volevo provare a radunare tutti i giocatori professionisti nativi di Secondigliano. Organizzai l’evento, ma dovetti rinunciare perché coincideva con la presentazione del Benevento alla tifoseria. Fui costretto a rinviarlo e, ahimé, non l’abbiamo più organizzato. Ho fatto presente già alle persone che sono impegnate nel sociale a Secondigliano che laddove ci sia bisogno di organizzare qualcosa in ambito calcistico, nel mio piccolo, io sono a disposizione.  Non essendo un uomo politico è difficile dire io farei questo, ma posso dire io ci sono”.

ARTICOLO DI MARIA ANNA GAGLIARDI

- 4 Dicembre 2020