Da una palestra di Secondigliano al tetto del mondo: intervista a Giuseppe Romano
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Da una palestra di Secondigliano al tetto del mondo: intervista a Giuseppe Romano

Da una piccola palestra nella periferia napoletana al tetto del mondo. È la storia di Giuseppe Romano, 53 anni, allenatore di karate. Per la precisione, coach con licenza mondiale WKF-Comitato Internazionale. Un’esperienza lunga 20 anni di carriera, dove vanta ben 500 medaglie conquistate in Europa e nel Mondo con nazionali asiatiche (Filippine, India, Uzbekistan e Cambogia),  europee (Kosovo, Moldavia), africane (Libia, Zimbawe e Botswana) e sudamericane (Bolivia). Un curriculum di tutto rispetto, impreziosito dalla carriera da atleta in cui ha vinto tre campionati italiani, un argento agli europei giovanili di Novisad, un bronzo alla Coppa Europa al Pallido di Milano e una Coppa del Mondo nel 1991. 

Nel mirino ora c’è la qualificazione alle Olimpiadi il prossimo 11 giugno a Parigi. Un obiettivo che purtroppo, come lui stesso ci spiega, rischia di sfumare a causa dello scoppio della quarta ondata di Covid in Cambogia. Intanto, lo abbiamo intervistato. Giuseppe non ha fatto nulla per nascondere il suo orgoglio di essere secondiglianese e napoletano, nonostante il disappunto per la mancanza di infrastrutture adeguate, nel quartiere come in tutta la regione. 

La tua storia d’amore con il karate inizia in una piccola palestra del parco delle Acacie a Casavatore…

“Esatto, quando avevo 8 anni. Sono nato a San Pietro a Patierno e mio padre aveva un bar nella Masseria Cardone. Mi sono formato in una zona che racchiudeva Secondigliano, Miano e tutta la zona della periferia partenopea. L’amore per il karate è nato per un fatto di esigenza. Erano gli anni ’70, il periodo della microdeliquenza. Fu quasi imposto da mio padre che allontanarmi dalle amicizie sbagliate e la droga. Poi, a 13 anni ho preso la cintura nera e, quindi, mi spostai in una palestra di Napoli centro, dal maestro Oreste Lombardi. Iniziai con lui il mio percorso di allenamenti che non è più terminato. Sono passato poi su Roma perché la Campania aveva infrastrutture povere. Il Lazio, invece, aveva delle strutture di un certo livello. Arrivarono così le prime vittorie: tre campionati ’86, 87′, 88; argento alle giovanili di Novisad (Jugoslavia); una coppa Europa nel ’98. Nel 2001 ho iniziato la carriera da allenatore. Fui contattato dalla nazionale filippina che veniva in Italia per una gara. Da allora non ho abbandonato più questo percorso. Sono l’unico in Italia a vantare il primato di aver allenato 4 continenti”.

Cosa vuol dire per te Secondigliano?

“Tanto. Per me è stata una grande scuola. Secondigliano si inserisce in un contesto di Napoli, è una periferia. Io ho allenato nazionali povere, dalle Filippine alla Libia. Avere un carattere da secondiglianese, napoletano, ha forgiato il mio carattere. Io sono cresciuto per strada, tra persone perbene, ovvio, ma ho conosciuto anche delinquenti. Avere una corazza mi ha permesso di saper affrontare la vita. Parliamo anche del lato positivo: a Secondigliano ci sono tante persone buone che mi hanno insegnato il perbenismo. In qualsiasi luogo io vada, mi porto dietro l’orgoglio di essere napoletano e secondiglianese”.

Venti anni di carriera sono tanti, a testimonianza che da Secondigliano si può arrivare davvero lontano. Cosa consigli ai giovani che sognano di intraprendere la tua strada?

“Devono essere caparbi e non devono mai arrendersi, anche se abbiamo molti problemi per le infrastrutture. Devono avere il coraggio di uscire fuori dai meandri della periferia”.

Ti piacerebbe aprire una palestra qui, a Secondigliano, e insegnare karate ai ragazzi del quartiere un po’ come ha fatto Maddaloni a Scampia col judo?

“Io l’ho fatto ad Arzano, in una palestra di periferia all’interno di una parrocchia. Ho insegnato anche nella palestra di Fetto a Secondigliano per circa 7 anni. Con Maddaloni ho un ottimo rapporto. Quando allenava la nazionale italiana mi chiamava tutte le sere per chiedere il mio appoggio per trovare infrastrutture adatte. Mi piacerebbe sì, io non volevo abbandonare la mia Secondigliano. Quando, però, si intraprende una strada internazionale si pensa ad arrivare in alto”.

ARTICOLO DI MARIA ANNA GAGLIARDI

- 23 Maggio 2021