Dal Rione dei Fiori alla serie B: il sogno della Polisportiva Ares
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Dal Rione dei Fiori alla serie B: il sogno della Polisportiva Ares

Un rione popolare nel quartiere Secondigliano e la passione per la pallavolo, lì dove non sembrano esserci strutture e speranze. Sembrerebbe l’inizio di una favola, di quelle che non potrebbero mai diventare realtà. Eppure lo è. Una storia ancora in fase di scrittura, ricca di progetti, ma che in 4 anni ha portato Secondigliano da una palestra di una scuola alla Serie C.

È la storia della Polisportiva Ares, associazione sportiva dilettantistica con base nel Rione dei Fiori. Per molti, un vero e proprio ghetto. Con la passione per la pallavolo e per il proprio territorio, Imma Valastro ha davvero provato a cambiare le cose. Presidente e fondatrice, Imma ha reso quel rione discriminato dagli stessi abitanti un punto di riferimento per i giovani che sognano una vita diversa, lontano da modelli negativi. L’abbiamo intervistata per conoscere meglio la Polisportiva Ares e i progetti in cantiere.

Come nasce la polisportiva Ares e la sua palestra?

“Sognavo da giovane di portare la pallavolo nel nostro territorio, un qualcosa che mancava già da più vent’anni. Un desiderio che avevo già da giocatrice. Poi, acquisendo le competenze giuste ho voluto sfruttarle per il nostro territorio e per i giovani del quartiere in particolare. In pochissimo tempo abbiamo fatto una grande scalata interrotta solo da questo covid. La massima Serie che abbiamo è la Serie C. Sia maschile che femminile. Poi abbiamo le giovanili dai bambini ai 12, 13 e 14 anni”. 

Secondigliano e sport. Una bella sfida, un binomio complicato. 

Soprattutto nel Rione dei Fiori. Siamo una periferia nella periferia. Abbiamo un’enorme difficoltà a portare anche solo le persone di Secondigliano. C’è un’enorme diffidenza, anche per chi abita a 200 metri. Varcare quella soglia diventa molto complicato. Come associazione curiamo molto i progetti nelle scuole. Collaboriamo con diverse scuole del territorio: la Parini, la Marta Russo (che ci ospita) e la Carbonelli. Facciamo attività psicomotorie per i bambini. Anche per le persone del territorio entrare in quella scuola è una grande difficoltà, portano i figli fuori dal Rione perché si sentono ghettizzate. La pallavolo è prima di tutto modello educativo. Noi basiamo tutto sull’educazione, la disciplina e poi sullo sport. È ovvio, vogliamo vincere, alcuni ragazzi vengono portati alle selezioni. Ma noi abbiamo una tecnica: se non ci sono profitti scolastici, i ragazzi non vengono convocati alle partite. Questi sono i nostri escamotage per far rispettare le regole e dare degli sproni per far capire ai giovani quali sono i valori primari”.

Una polisportiva come punto di riferimento. Cosa significa vincere a Secondigliano in uno sport come la pallavolo?

“È un riscatto per i giovani del quartiere, un vanto. Riuscire ad arrivare in soli 4 anni in Serie C attira molti ragazzi, diventa un motivo di orgoglio”. 

Solo 4 anni, ma già un grande successo. Qual è il suo segreto?

“Il segreto è la passione e la volontà. Non solo dello staff, ma principalmente dei ragazzi che hanno voglia di riscatto, di fare. Nei quartieri come i nostri le proposte sono poche, c’è poca alternativa, se non quella della strada”.

Come molte realtà sportive e non di questo quartiere (e non solo) il Covid ha un po’ rotto quel che per voi è un quotidiano importante. Come vi muovete per mantenere i legami con i giovani atleti?

“Il legame coi giovani lo stiamo mantenendo allenandoci online. Ovviamente, per noi che facciamo pallavolo è proprio una sfida: i ragazzi non possono usare il pallone in casa. Alla fine diventa solo una distrazione dalla didattica a distanza della scuola che è diventata molto pesante. Non ti nascondo che ho ragazzi che si sono chiusi in sé stessi e hanno iniziato a soffrire di ansia. Parliamo di ragazzini di 11 anni. C’è anche chi sta iniziando a stare troppo in strada. Fortunatamente, ci tengo a dirlo, la preside della scuola Marta Russo è molto attenta e collaborativa. Ci aiuta tanto e non è diffidente. Penso alle tante associazioni che in questo momento vivono lo stop a causa del covid. Noi abbiamo fatto allenare i ragazzi, ma ci siamo dovuti fermare già prima del dpcm perché la situazione era diventata complicata. Le scuole che ospitano altre associazioni hanno paura di collaborare per le persone che vengono da fuori. È una scuola che non si chiude in sé stessa, ma resta attenta al territorio. È un encomio che le devo”.  

Quali sono i progetti per il futuro?  Sentite la necessità di nuove strutture pubbliche?  

“Sogniamo la Serie B a Secondigliano con niente. È importante dire “con niente”: i ragazzi non vengono pagati, sposano il nostro progetto. Noi abbiamo un grande problema: da quando siamo arrivati in Serie C, non abbiamo la possibilità di ospitare il pubblico nella nostra palestra. A causa delle misure, secondo le normative federali, non può entrare neanche una persona. Abbiamo cercato strutture in lungo e in largo sul territorio, ma nessuna struttura pubblica ha queste misure. Paradossalmente, la nostra palestra è la più grande del territorio come struttura. Dovremmo pagare una struttura privata, ma non possiamo. I nostri ragazzi si allenano gratuitamente, ci sono alcuni che non possono nemmeno permettersi un completino. Se dovessimo pagare una struttura privata, tutto ciò non sarebbe più possibile. Più che a ricercare, abbiamo intenzione di costruire una nostra tensostruttura a Secondigliano. Un progetto molto grande per le nostre possibilità, ma è un impegno non solo nostro. Con l’aiuto delle istituzioni si può realizzare. Il nostro progetto è quello di portare sempre di più giovani e bambini nella nostra palestra per avvicinarlo allo sport e ai valori anche attraverso l’attivazione di un servizio pulmino. Molte mamme non hanno paura di venire da noi, ma hanno difficoltà a portare i loro bambini”.

ARTICOLO DI MARIA ANNA GAGLIARDI

- 24 Dicembre 2020