Don Manganiello: Il segreto dell’Oratorio DonGuanella?La passione per il territorio!
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Don Manganiello: Il segreto dell’Oratorio DonGuanella?La passione per il territorio!

La vita di un calciatore non inizia quando calpesta per la prima volta un campo di Serie A. Dietro ci sono anni di sacrifici, sudore, fatica e paura di non farcela. Specie se questo calciatore ha avuto una vita complicata, fatta di delinquenza ed errori. A Scampia, a via Don Luigi Guanella, c’è un centro sportivo. È qui dove Don Aniello Manganello insieme ai suoi collaboratori accoglie i giovani del quartiere. Un posto, l’Oratorio Don Guanella, dove si respira aria di calcio, speranza e sogni. Quelli dei ragazzi che vogliono una vita migliore con l’aiuto di un pallone, ma non solo. Perché sport non vuol dire per forza vincere e guadagnare. Si vince e si guadagna già quando i ragazzi si allontanano dai modelli sbagliati e creano amicizie vere. Questi sì che sono i veri campioni. Abbiamo fatto una chiacchierata con Don Aniello per conoscere meglio questo mondo e capire come sta funzionando nonostante il difficile periodo che stiamo vivendo a causa della pandemia.

Come descriverebbe la realtà dell’Oratorio Don Guanella a chi non la conosce?

“Un luogo aperto, accogliente, dove potersi incontrare, stare insieme, giocare e divertirsi. Si può avere la fortuna di avere degli educatori”.

Il calcio come alternativa alla Camorra e alla delinquenza. Come ci si approccia ai giovani che si avvicinano allo sport ma hanno un passato e, talvolta, un presente complicato?

“Noi non chiediamo la carta d’identità ai ragazzi. Abbiamo 12 categorie e nelle cui squadre abbiamo avuto anche figli di camorristi. Il calcio è uno specchietto per le allodole, serve ad attirare i giovani, è uno sport amato e praticato e ci dà più risposte rispetto agli altri. Senza nulla togliere a sport come basket o pallavolo. Sono d’accordo quando mi dici che si vince e si guadagna quando ci si allontana da modelli sbagliati e si creano amicizie vere. Noi non abbiamo alcuna intenzione di guadagnare o speculare sull’associazione. La vittoria è indicare ai ragazzi i valori che fanno bella la propria vita e ti danno l’opportunità di costruire un futuro sereno, bello, positivo”.

L’esplosione della pandemia e il lockdown hanno creato problemi o cambiato queste modalità?

“Fino a qualche giorno fa, nel rispetto del dpcm, abbiamo continuato a fare l’allenamento individuale a distanza con le 12 categorie. Poi ci siamo dovuti fermare a causa di una positività al Covid”.

Perché lo Stadio Landieri non ha ancora aperto?

Affittiamo lo stadio Landieri per le partite di calcio a 11 e alcuni allenamenti. Adesso con lo stop dei vari campionati non lo abbiamo affittato più. La chiusura del campo comunale non è legata al Covid, ma è stato un problema economico. La municipalità non ha i soldi per pagare i dipendenti che dovrebbe fornire la NapoliServizi, che è una partecipata comunale. La società non ha la copertura economica e i dipendenti da mandare al campo Landieri per apertura, chiusura, pulizia e sanificazione. Noi siamo andati avanti dal 9 marzo. Io ho fatto una battaglia di civiltà con le società sportive che ne fanno uso. Naturalmente, il luogo dove i giovani praticano attività sportiva e scuola calcio resta  l’Opera Don Guanella di Miano. Qui abbiamo la sede e due campi, di calciotto e calcio a 5, che ho realizzato io nel 2009”.

Tante sono le categorie e i tantissimi ragazzi che frequentano le varie squadre. Tra le più forti c’è sicuramente la categoria under 14 che ha trionfato diverse volte nella Tim Junior Cup portando in alto il nome di Scampia. Qual è il segreto di questi successi?

“Alcuni anni fa vincemmo la Junior Tim Cup con i ragazzi di 14 anni. È un torneo che si svolge tra i ragazzi degli oratori ubicati nelle città che hanno la squadra in Serie A. C’è la fase provinciale, la fase regionale e La fase nazionale. Abbiamo qui il trofeo. È la Coppa Italia delle squadre degli oratori italiani. Abbiamo anche vinto il Campionato Regionale Campania Juniores. Il segreto? Il sacrificio di tanti: del mio direttivo, degli allenatori che, come i volontari, fanno un servizio gratuito. Eppure sono qualificati: hanno il tesserino Uefa B e Uefa C. Potrebbero anche allenare in categorie superiori ma preferiscono restare qui, nel loro territorio, aiutare i ragazzi. Il segreto è la passione per questo territorio. C’è chi lo ama e si impegna tutti i giorni. Qui non viene pagato nessuno, facciamo il campionato di promozione con 15 mila euro”.

ARTICOLO DI MARIA ANNA GAGLIARDI

- 14 Novembre 2020