I commercianti di Secondigliano sono in crisi a prescindere dal lockdown
Cronaca

I commercianti di Secondigliano sono in crisi a prescindere dal lockdown

“Tragico, triste, malinconico, difficile”.

Queste sono state le prime parole con cui i commercianti della zona tra il corso Secondigliano e quella del “perrone” ti rispondono quando gli chiedi come stanno andando le cose.

Come sappiamo, il lockdown è stata una decisione pesante ma necessaria al fine di cercare di arginare i contagi e proteggere più vite possibili, ma d’altra parte, ha condizionato inevitabilmente ogni esercizio commerciale che ha risentito fortemente di questa scelta del governo.

“Abbiamo avuto una totale assenza di acquisti a causa della chiusura delle scuole e, anche quando queste hanno riaperto, non c’è stata una vera e propria ripresa, non abbiamo recuperato ciò che abbiamo perso durante quei mesi”: racconta Massimo, titolare di una cartoleria.

Ugualmente critica è la situazione negli altri settori. “Non ci sono più gli acquisti di prima, le persone non vengono…”: dice Tiziana, che ha un negozio di abbigliamento per bambini.

Anche le attività che si occupano dei cosiddetti “beni essenziali”,hanno registrato ugualmente un calo delle vendite che ancora non sono riusciti a compensare. “Nonostante ci sia stato permesso di continuare con il nostro lavoro, non vendiamo come prima. C’è stato un calo pari al 20/25% che non siamo stati ancora in grado di recuperare”: afferma Salvatore, che lavora in un panificio.

“Le vendite vanno male, non sono come prima, abbiamo perso moltissimo”: queste le parole di Maria, proprietaria di un bar.

Le notizie che ci giungono non sono confortanti, la situazione è complessa economicamente, ma anche sul piano relazionale. Infatti, come ormai ci stiamo lentamente abituando tutti, non con poche difficoltà, bisogna rispettare diverse norme che ci impongono di mantenere le distanze, portare la mascherina ed evitare al massimo i contatti ravvicinati. Questo ha condizionato in maniera evidente ed imprescindibile quello che è il rapporto tra cliente-commerciante nelle realtà di quartiere, fatto molto spesso di chiacchierate e consigli e che oggi si sta molto limitando.

I clienti entrano in negozio, fanno un giro veloce e via. Non si trattengono più come prima, fanno i propri acquisti ed escono. Sento che c’è un clima diverso”: afferma Tiziana, riflettendo sulla questione.

Il problema più grande infatti è che la distanza per la prevenzione dei contagi, si sta anche trasformando in un allontanamento vero e proprio: “Credo che il rapporto tra noi e i clienti sia cambiato al 100%, sento una vera distanza, perché c’è paura” , spiega Maria.

C’è chi invece ha risentito meno della distanza, come Massimo: “Il rapporto tra noi e i clienti resta comunque affettuoso, vengono sempre volentieri da noi, anche se si percepisce un po’ di tensione”; mentre Salvatore ribadisce: “Non è cambiato molto il rapporto tra noi e i clienti, ma è impossibile dire che non si avverta un clima di ansia”.

La situazione pandemica in cui ci troviamo sembra essere sempre più un’incognita senza una soluzione che possa rendere tutti soddisfatti: nuovamente il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, chiede un lockdown per tenere sotto controllo i contagi, per salvare vite, ma predispone la chiusura di molte attività gettando nello sconforto i commercianti e facendo rivivere loro l’incubo di una seconda chiusura totale. C’è un clima di preoccupazione, terrore e ansia di rimanere una seconda volta senza lavoro. 

“Noi lotteremo per rimanere aperti, non possiamo permetterci di soffrire le stesse perdite del lockdown. Se dovessimo necessariamente chiudere, ci organizzeremo nuovamente con la vendita online come abbiamo fatto. Non possiamo bloccarci”: riferisce con forza Tiziana.

Anche Massimo descrive così la drammatica questione: “Chiudere di nuovo significherebbe uccidere la nostra attività. Anche se proviamo a riorganizzarci diversamente, magari anche attraverso le vendite online, verremmo schiacciati dai giganti come Amazon che hanno ovviamente prezzi più competitivi dei nostri. I clienti abituali non si rivolgerebbero più da noi per acquistare, ad esempio un quaderno online, non sarebbe per loro conveniente e quindi perderemmo tutto”.

Un grido d’allarme viene lanciato anche da coloro che, nonostante fossero previste nuovamente delle chiusure, rimarrebbero aperti perché servizi necessari:  “Chiudere le attività commerciali significherebbe ammettere di aver fallito. La nostra economia crollerebbe. Abbiamo pressato per tenere aperti gli stadi, ad esempio, e non ci preoccupiamo abbastanza dei nostri esercizi commerciali. Altri Paesi, come la Cina, che hanno sofferto quanto noi, se non più di noi la situazione sanitaria, si sono ripresi. Noi non possiamo permetterci di chiudere perché l’economia degli altri Paesi andrà avanti, mentre noi saremmo rovinati”: Salvatore espone lo stato dei fatti.

“Tutto questo ci sta distruggendo. Noi siamo un bar aperto normalmente 24 ore, ma adesso che sono scattate le chiusure anticipate, è inevitabile che le perdite siano aumentate. Le persone che siedono al tavolo pagano un caffè allo stesso prezzo di coloro che lo ordinano al banco e questo ci fa perdere moltissimo”: commenta con un velo di tristezza Maria.

Queste sono le voci dei commercianti di Secondigliano, di coloro che sentono il loro destino appeso alle parole delle istituzioni e che si ritrovano ingarbugliati nelle mille ordinanze che chiariranno il da farsi solo nelle prossime ore. 

Articolo di Sara Finamore

- 26 Ottobre 2020