Il basket a Secondigliano, parla Davide Cino
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Il basket a Secondigliano, parla Davide Cino

Secondigliano è anche sinonimo di sport. Il nostro quartiere è ricco di appassionati e atleti: rugbysti, calciatori, nuotatori, e cestisti. Ne sa qualcosa la famiglia Cino che da anni gestisce il Centro Sportivo Secondigliano. Fondato nel 1979 dal compianto Mario Cino e suo figlio Antonio, si occupa da 41 anni della formazione di giovani che sognano di imitare le gesta dei campioni della NBA come Marco Bellinelli o Kobe Bryant. Dall’under 13 alla serie C, il Css Secondigliano è un punto di riferimento per chi ama lo sport della pallacanestro. Per comprendere al meglio il mondo di questo Centro Sportivo abbiamo parlato con Davide Cino, responsabile della comunicazione e ala della prima squadra. Una lunga chiacchierata su basket, legame col territorio, progetti passati e futuri. 

Come nasce il Css Secondigliano?

 “Il Css Secondigliano è una delle prime realtà a livello sportivo che si è radicata nel territorio di Secondigliano, la prima in assoluto, per quanto riguarda il basket. All’epoca era diverso, non c’era la struttura di fitness che da poco abbiamo convertito in una società di functional training. Nasce da un’idea di mio nonno, Mario Cino. Mio padre Antonio è il presidente e mio fratello il responsabile dell’area tecnica, allena le squadre giovanili e tutto il settore minibasket. Io ci gioco e anche mia madre ha delle mansioni, sia per la segreteria che per i corsi. Si tratta di una società praticamente a gestione familiare”.

Foto di Arturo Salomone

Cosa vuol dire fare basket a Secondigliano?

“Fare basket in un  luogo di periferia va al di là del semplice aspetto ludico, ricreativo o di formazione tecnica, è anche un modo per favorire l’inclusione sociale dei giovani. La nostra palestra storicamente è frequentata da centinaia di iscritti tra minibasket e basket agonistico, senza contare coloro che frequentano il fitness. È proprio nel basket che viene fuori la potenza inclusiva”.

Quali sono i rapporti col territorio? Operate nel sociale, fate rete con altre società del territorio?

“Ci sono dei progetti in ballo, ma la situazione di lockdown ha bloccato il tutto. Già avevamo iniziato una collaborazione con il Larsec che è molto attivo sul territorio. Per quanto riguarda il fare rete con altre società, un anno fa è stata fondata una nuova società con l’Arzano e il Sant’Antimo: l’All Together Napoli Nord. È una società dove in alcune fasce di età sono presenti i migliori prospetti, che valorizza i giovani del territorio”. 

Quali sono stati i successi raggiunti in questi anni (oltre a quello dell’inclusione sociale)?

“Per quanto riguarda lo scorso campionato di Serie D, con la sospensione  abbiamo concluso la stagione al primo posto. Mancavano poche partite, era solo una formalità. Poteva essere un bel momento di festa anche con la positività che si stava respirando nel palazzetto. Sempre più ragazzi legati al territorio venivano al palazzetto per sostenere la nostra squadra. È stata una bella pagina di sport per il nostro quartiere. Inoltre, quattro anni fa l’under 13 ha raggiunto il secondo posto regionale. Poi contiamo svariate partecipazioni al campionato d’èlite, che non è una cosa scontata per una società di quartiere. A partecipare a questi campionati sono, solitamente, squadre che si fondono con altre società. Noi, oltre al  progetto dell’All Together Napoli Nord che è in cantiere, ci siamo sempre allenati con poche persone e giocato contro squadre più forti. Eppure, abbiamo sempre fatto bella figura”.

Foto di Arturo Salomone

Il Covid ha fermato il mondo del basket, specie a livello dilettantistico. Come state vivendo il periodo di pandemia?

“Non abbiamo avviato allenamenti online o iniziative di questo tipo perché ci sono dei problemi di tipo assicurativo. Per ora è tutto fermo, però i nostri istruttori sono sempre a contatto coi nostri ragazzi. Anche se è difficile mantenere la quotidianità del rapporto con la squadra, non si vuole far venir  meno lo spirito di gruppo che caratterizza di solito gli sport di squadra”.

ARTICOLO DI MARIA ANNA GAGLIARDI

- 26 Novembre 2020