Il magistrato Puglia: valorizziamo Secondigliano
Cultura

Il magistrato Puglia: valorizziamo Secondigliano

Il rumore non fa bene, il bene non fa rumore. Queste parole sembrano calzare a pennello per descrivere quello che continuamente succede qui a Secondigliano: le notizie di cronaca nera e la cattiva pubblicità dei media dipingono questo luogo come un posto da evitare, scatenando il disprezzo e la paura negli occhi di chi si trova a passare di qui, ma sembrano contare ben poco le persone che vivono qui, s’impegnano ogni giorno, in silenzio, per cercare di migliorare queste zone.

Ed è per dare voce alla parte buona, a chi vuole davvero cambiare le cose, che abbiamo intervistato il Magistrato di Sorveglianza Marco Puglia, il quale è cresciuto e vive tutt’ora a Secondigliano.

La scelta di intraprendere il suo mestiere, è stata influenzata dal suo vivere in un territorio come Secondigliano? E, in particolare, lei ha espressamente detto che l’essere Magistrato di sorveglianza è spesso bistrattato dai suoi colleghi, anche questa scelta ha a che fare con l’aver vissuto in periferia, con “gli ultimi”?

“Sì, indubbiamente il mio vivere in questo quartiere ha influito sulla scelta di voler essere un magistrato. Ho scelto però di intraprendere nello specifico la magistratura di sorveglianza, non per questo motivo, ma perché non mi spaventava l’idea di affrontare una funzione essa stesso oggetto di pregiudizio. L’essere vissuto in una realtà continuamente additata, mi ha aiutato a gestire le critiche e non ero intimorito dai pregiudizi che potevano derivare da questa mia scelta professionale”.

“Sento e credo che se sono ciò che sono, se sono l’uomo che sono, così testardamente guidato dalla speranza, è grazie alla terra che mi ha generato”: questa è una sua dichiarazione. Da cosa nasce?

“Credo che le realtà difficili come Secondigliano, Scampia, tolgano indubbiamente molto perché la vita non è sempre serena come in altre zone di Napoli, soprattutto a causa della criminalità organizzata come è accaduto spesso in passato, ma credo anche che qui si venga a contatto con una grande umanità: le storie di legalità sono degli esempi tangenti che rappresentano uno scenario diverso da quello proposto dalla criminalità e che mi hanno segnato molto. Sono state per me testimonianze potenti e non perché fossero storie di legalità importanti in termini mediatici o giudiziari, ma perché ho visto persone che non si sono piegate alla criminalità, mantenendo saldi i propri principi giorno per giorno, dimostrando così cos’è la vera legalità”.

Lei nonostante sia un magistrato affermato, ha deciso di continuare a vivere a Secondigliano. Perché?

“Ho deciso di continuare a vivere a Secondigliano perché, anche nel mio piccolo, voglio dare una testimonianza. Noi che abitiamo queste zone cresciamo con l’idea che sia un posto malsano, sempre attaccati dal pregiudizio che circonda questi luoghi e invece mi piace molto sorprendere colleghi e amici dicendo che io continuo a vivere qui, a Secondigliano. Io sono legato profondamente a questo quartiere, sono cresciuto qui e abitano qui i miei affetti più cari. In particolar modo, sono dell’idea che se tutte le persone perbene decidano di andare via, allora è naturale pensare che qui ci sia solo inciviltà”.

Crede che nonostante le tante difficoltà, Secondigliano possa cambiare in futuro?

“Questo dipende da tanti fattori. Secondigliano soffre moltissimo della mancanza di associazioni: oltre il “Larsec” non ci sono altre realtà operative sul territorio, mancano luoghi di aggregazione che diano la possibilità di confrontarsi e dunque crescere. Il mio obiettivo per il futuro è quello di riuscire ad impegnarmi anche in questi termini per il quartiere, cercando di creare dei poli culturali, i quali sono fondamentali e necessari per cambiare anche la mentalità e il modo di pensare stesso dei secondiglianesi, dando loro un’alternativa. È indispensabile lavorare con i giovani che abitano qui, affinché non vivano solo con la costante presenza e paura di un carcere nel quartiere, ma abbiano un’ulteriore possibilità, un esempio perenne e concreto di legalità, ovvero l’ideale che tutti dobbiamo sempre perseguire, mostrando così loro una strada più che valida per non cedere alla criminalità”.

Ha spesso rimarcato la sua appartenenza al suo territorio. Com’è il suo rapporto con questo quartiere? Amore-odio?

Io credo che Secondigliano sia un bel quartiere dal punto di vista edilizio, basta guardare il Corso con i suoi palazzi antichi o il suo bellissimo centro storico. È un luogo che dovrebbe essere valorizzato. L’odio nasce per il mondo che cospira contro Secondigliano e contro la sua emancipazione, dando visibilità a questo quartiere solo per notizie di cronaca e per i fatti di criminalità organizzata che la vedono protagonista. Secondigliano viene rappresentata così solo come scenario di criminalità, ottenendo cattiva pubblicità, ma dobbiamo far sì che tutta la brava gente che invece abita qui e che cerca di dare uno schiaffo a tutte quelle informazioni negative attraverso progetti ed esempi di legalità, faccia notizia e sia notata”.

Cosa vorrebbe dire a chi abita a Secondigliano e vuole andar via o a chi non ha sogni per un futuro migliore in queste zone? 

“Io dico sempre a chi va via da questo quartiere o da qualsiasi altra realtà difficile di Napoli che invece è importante restare. Io non sono dell’idea di scappare, fuggire da questo quartiere. Io non vado via perché non tollererei l’idea di lasciarlo nelle mani di chi vuole definitivamente devastarlo. Dobbiamo renderci conto che tutti noi, persone oneste e cittadini perbene, siamo una vera forza che, se esercitata, può fare davvero la differenza, restituendo così Secondigliano a chi la ama davvero”.

ARTICOLO DI SARA FINAMORE

- 27 Novembre 2020