Il primo anno senza il carnevale a Scampia: intervista a Mirella del GRIDAS
Cultura

Il primo anno senza il carnevale a Scampia: intervista a Mirella del GRIDAS

“Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole” e questo il GRIDAS lo sa bene. Acronimo di gruppo risveglio dal sonno, è una realtà associativa ben consolidata a Scampia dal 1981. L’opera del gruppo si è caratterizzata, nei primi anni, soprattutto con i murales realizzati da Felice Pignataro. Inoltre, il GRIDAS promuove dal 1983 il carnevale di quartiere a Scampia su temi di attualità e laboratori per il recupero della manualità. Quest’anno non sarà possibile scendere in strada ma l’associazione ha trovato una moderna alternativa. Ne abbiamo parlato con Mirella La Magna, una delle fondatrici del GRIDAS e moglie del compianto Felice.

Come sarà organizzato il Carnevale, date le restrizioni sanitarie? Lo spirito sarà lo stesso?

“In genere per il Carnevale ci organizziamo da novembre: il nostro è un Carnevale sociale, che abbraccia tante realtà e scegliamo di solito un titolo che possa richiamare qualcosa di importante accaduto durante l’anno, anche in maniera umoristica. Il GRIDAS lancia il titolo e poi le varie associazioni che prendono parte a questa iniziativa, lo interpretano a loro modo. Di solito un mese prima dell’ultima domenica di Carnevale, iniziano i laboratori. Dato che quest’anno non potremo scendere in strada a cause della situazione attuale, il nostro sarà un “CAD”, cioè un Carnevale A Distanza, rifacendoci alla didattica online delle scuole in questo periodo. Il titolo sarà “È obbligatorio l’uso della maschera”, un titolo che ci è sembrato molto appropriato data la situazione attuale. Il Carnevale quindi si svolgerà online, sulle pagine del GRIDAS abbiamo deciso di mantenere il contatto con tutti quelli che ci seguono, postando ogni giorno una foto in ricordo dei 38 Carnevali che abbiamo vissuto, cominciando dal primo, nel 1983, scrivendo così il titolo utilizzato in quell’anno e scrivendo i nomi di tutte le scuole e di tutte le associazioni che hanno partecipato di volta in volta. Lo spirito sarà lo stesso perché da sempre e anche quest’anno, abbiamo giocato con l’ironia e abbiamo creato giochi di parole per trattare argomenti sociali importanti in modo divertente e fruibile”.

Quali attività si tengono al GRIDAS nonostante l’emergenza Covid e come vi siete organizzati?

“Se fosse tutto normale, staremmo organizzando i nostri laboratori e il nostro cineforum settimanale che prevede la visione di film “prodotti dal basso”, cioè in maniera autonoma e indipendente e sostenuti solo dalle persone che, ad opera conclusa, si impegnano ad acquistare il film con un prezzo di massimo 10 euro, divenendo così coproduttori di un film che altrimenti non sarebbe esistito. Continueremo appena sarà possibile con il film “I sette padri”. È un’iniziativa di sostegno reciproco che ci piace molto. Per quanto riguarda le attività, il ramo giovane del GRIDAS, il gruppo “MAGMA”, si è organizzato per contribuire alla distribuzione di derrate alimentari, durante il lockdown, alle famiglie indicate dai vari enti assistenziali e il GRIDAS fungeva da centro raccolta. Stiamo però proseguendo con un progetto che prevede il “disvelamento”, come un restauro, di quelli che sono stati i murales dipinti dal creatore del GRIDAS, Felice Pignataro, su un muro che si trova vicino alle aiuole di un altro nostro progetto, “Pangea”, attraverso l’aiuto di persone competenti che, utilizzando le diapositive scattate da Felice stesso alle sue creazioni, vogliono eliminare quel velo di dimenticanza che c’è. Ad oggi il GRIDAS è comunque, nonostante l’assenza delle sue solite attività, un punto d’incontro per chiunque voglia chiedere informazioni e resta a disposizione per chiunque voglia andare in sede, “su prenotazione”, per qualsiasi tipo di richiesta”.

Qual è stata l’evoluzione di Scampia durante i vostri anni di attività?

“Scampia è cambiata tantissimo rispetto alla situazione che abbiamo ritrovato dalla metà degli anni ’70, da quando il quartiere è stato costruito. All’inizio il quartiere è stato concepito come “quartiere-dormitorio”, abbandonato, senza negozi, scuole, centri di aggregazione e addirittura senza strade vere e proprie. La gente dunque è stata letteralmente buttata nel nulla, in un posto senza alcun tipo di servizio per vivere e da lì quindi sono cominciati i problemi e le devianze: per arrangiarsi, qualcuno ha cominciato a vendere senza licenza, creando dei piccoli negozi di alimentari nelle case per procedere con la vendita tra le case e i palazzoni grigi di Scampia. Tutto questo ha contributo a far nascere una generazione senza cultura, che ha vissuto per strada, senza alternative. Altro problema connesso è stato lo sfregio degli spazi pubblici, i quali erano visti come terra di nessuno e in cui quindi si poteva fare di tutto senza alcuna regola: mentre la casa era un luogo curato, l’esterno era fatiscente e vandalizzato. Per molto tempo questa realtà ci ha accompagnato, anche dopo la ricostruzione post terremoto perché la camorra mise le sue mani su quei soldi e Scampia divenne luogo di spaccio e di malavita, essendo già un luogo abituato all’illegalità. Le cose però sono iniziate a cambiare allo scoppio della faida nel 2005, perché finalmente si accesero i riflettori su questo quartiere, ma noi come associazione eravamo già sul territorio, anche se il nostro contributo non poteva essere così incisivo dato lo stato di abbandono e di degrado.  Noi abbiamo cercato di lavorare recuperando l’idea dello spazio pubblico, pensandolo come luogo di tutti e di cui tutti dovevano sentirsi responsabili. Così è nato il progetto “Pangea”: una zona che prima era stata adibita per la costruzione di una palazzina, è stata abbandonata e noi l’abbiamo trasformata, con l’aiuto delle scuole e delle associazioni vicine, in 6 grandi aiuole intitolate con i nomi dei 5 continenti e dedicate ad un uomo e una donna che sono stati esempi della “non violenza” in quei continenti. La sesta aiuola l’abbiamo chiamata “Mar Mediterraneo”, immaginando così di creare unione tra i popoli. Il senso è stato appunto quello di creare un luogo di rinascita in un posto che era stato dimenticato e abbiamo fatto così anche per altre zone abbandonate”

Quanto ha influito la vostra presenza sul territorio?

“Sono sempre prudente nel tirare le somme, perché non si sa mai quanto rimarrà e durerà ciò che fai. Ci siamo però resi conto che il lavoro che facciamo è contagioso, in senso buono. C’è un’altra bellissima realtà, il Parco “Corto Maltese”, che imita il progetto “Pangea”. Una zona abbandonata tra i palazzi, è diventata un bel parco per far giocare i bambini e per far correre i cani. Tutto questo fa sentire a disagio chi sporca, perché l’importante è che qualcuno cominci a fare e gli altri poi vengono subito dietro. Questo rispetta la “teoria delle finestre rotte”, per cui se qualcuno comincia a trattare bene lo spazio pubblico, contribuisce a creare ordine, gli altri lo imitano. Se comprendi che nessuno si salva da solo, non puoi pensarla diversamente e ci tieni sempre a coinvolgere gli altri, dando l’esempio concreto e senza scoraggiarti. Ovviamente c’è ancora tantissimo da fare e continueremo”

Cosa significa il GRIDAS per Scampia e Scampia per il GRIDAS?

“Simm tutt’uno, un’unica realtà. Io e Felice abbiamo scelto volontariamente di venire qui, anche se la nostra storia comincia prima perché abbiamo fatto scuola nelle baraccate di Poggioreale negli anni ’60. L’esempio ci è stato dato da Don Milani e ci siamo innamorati del suo modo di fare scuola. Quando i baraccati hanno avuto le case al Monterosa, l’Ina-Casa, e poi hanno avuto il secondo nucleo di case situate subito dopo, io e Felice capimmo che le cose in questo nuovo quartiere così non potevano andare: senza scuola, negozi, strade e illuminazione. Quando poi venne costruita la cosiddetta “167”, la situazione divenne ancora più complicata perché ogni servizio era ancora più lontano e abbiamo deciso di stabilirci qui, per dare il nostro contributo, continuando sull’esempio di Don Milani”.

ARTICOLO DI SARA FINAMORE

- 18 Gennaio 2021