La stella di Antonio Orefice è pronta a brillare
Cultura

La stella di Antonio Orefice è pronta a brillare

Ha soli 25 anni la giovane stella del cinema italiano, Antonio Orefice, che a dispetto del successo ottenuto soprattutto grazie alla serie su Rai2 “Mare Fuori” si definisce “uno scugnizzo del rione Berlingieri che forse un giorno ce la farà”.

Una carriera iniziata a poco più di 6 anni che l’ha portato dal teatro, alla televisione, al grande schermo. Da “Gomorra la Serie”, a “Gramigna”, a “Bob&Meris”, a “Soldato Semplice” – di cui era protagonista –, alla miniserie su SkySport “Quasi Amici”, a “La paranza dei Bambini” con il tour a teatro, al corto vincitore di un David di Donatello nel 2016 “Bellissima”, Antonio è un giovane attore che sperimenta, si impegna con grande serietà e umiltà e che senza dubbio ce la sta facendo.

Il successo di Mare Fuori ti ha portato senz’altro a farti conoscere al pubblico televisivo. In realtà tu hai fatto già tantissimo tra teatro e cinema. Com’è nata questa passione che difatti si è trasformato in lavoro?

Devo dire che tutto questo è nato grazie a mia madre. Lei aveva una scuola di danza, e insisteva affinché io andassi sempre con lei cercando di cacciar fuori le mie doti da ballerino ma ahimè non sono clady! Però mamma faceva dei saggi di fine anno al teatro Bellini e in quelle occasioni c’era sempre una parte recitata che interpretavo io e così un anno, avevo circa 6/7 anni, il direttore artistico del Bellini Tato Russo, mi notò e mi fece iniziare partecipando allo spettacolo “Masaniello il Musical”. Da lì in poi man mano, ho iniziato a muovere i primi passi e grazie alla mia agente Marianna De Martino ho avuto la possibilità di prendere parte anche a film e serie che hanno avuto, per fortuna, grande successo.

Nel tuo percorso lavorativo hai avuto modo di conoscere e lavorare con grandi personaggi anche della scena partenopea. Parlo di Biagio Izzo, Alessandro Siani, Gianluca di Gennaro, Giovanni Esposito ma anche Paolo Cevoli, Rocco Papaleo, Laura Morante e tanti altri che ti hanno insegnato e lasciato qualcosa professionalmente. Ma, se esiste, chi è il tuo punto di riferimento o meglio c’è qualcuno da cui tu trai ispirazione?

Indubbiamente sì, ho un mio punto di riferimento che mi ha aperto un mondo magico, mi ha ispirato nel mio lavoro, anche se non ci siamo mai conosciuti purtroppo. Sto parlando di Massimo Troisi. Io ho solo potuto vedere film, video e apparizioni e in lui ho trovato una magia, una sincerità, una verità che io non ho riscontrato quasi mai in nessun altro. Massimo era un artista, ma credo anche una persona, eccezionale e le emozioni che riesce a trasmettermi ogni volta sono un qualcosa di unico. Io lo vedo nei film , noto una spontaneità vera, una capacità di fare arte in modo naturale e senza sforzi. È quello nel mio piccolo che vorrei fare anche io, cerco di essere sempre me stesso cercando di trasmettere sempre emozioni positive e belle al mio pubblico, senza costruirmi un personaggio o mostrarmi per un qualcosa che non sono.

La tua ultima serie, Mare Fuori, ha avuto grande successo. La serie è stata ambientata a Napoli e ha avuto come protagonisti ragazzi la cui vita è stata contraddistinta dalla criminalità. Quello che vorrei chiederti è, credi che una serie del genere butti fango in qualche modo sulla nostra città, o comunque il messaggio che volevate trasmettere va oltre i confini logistici in cui la serie è stata ambientata ed è dunque un messaggio universale?

Esattamente, io credo che quello che la serie ha voluto trasmettere va oltre il fatto che sia stata girata a Napoli. Innanzitutto io credo che questi episodi, queste esperienze di vita, purtroppo sono diffuse ovunque. Uno spettatore attento avrà notato come non tutte le storie provenivano da Napoli, ma tutto ha fatto capo al Pm che gestiva questo carcere minorile proprio a Napoli. Poi io penso anche che di questi temi se ne debba sempre parlare, indipendentemente dalla città che vi è come sfondo. L’obiettivo nostro era indurre lo spettatore a pensare, a riflettere su quelle storie e a capire che c’è un’alternativa a quel tipo di vita. Soltanto tenendo sempre alta l’attenzione su queste tematiche, denunciando queste situazioni anche attraverso la tv che è uno strumento di comunicazione eccezionale, si può creare un cambiamento. Ti dirò, io spero, appena sarà possibile data la situazione, di portare messaggi positivi nelle scuole proprio raccontando storie di male che si sono poi trasformate in bene. Tutti sappiamo che c’è il male, ma c’è anche il bene e abbiamo l’obbligo di far capire che il bene può uscire anche dalle situazioni più negative, perché c’è sempre qualcosa che può essere migliorato.

A proposito di bene e male, tu sei di Secondigliano e vivi ancora qui. Come me, saprai benissimo della narrazione che si porta dietro questo quartiere dove purtroppo è sempre vittima di pregiudizi e viene sempre sottolineata la parte negativa. È mai stato per te un peso essere di Secondigliano?

Assolutamente no, io sono nato e cresciuto qui e appunto come dicevi tu vivo ancora qui. Questo posto mi ha solo dato emozioni positive e vivere qui mi ha segnato, nel senso positivo del termine. Io fino a tre anni fa, nonostante avessi iniziato a muovere i primi passi tra cinema e teatro, lavoravo come ragazzo delle consegne della spesa al Sigma nel rione Berlingieri. E nonostante frequentassi anche l’Accademia per formarmi professionalmente, ti dirò che la vera accademia, la vera scuola per me è stato quel supermercato e le persone che ho incontrato ogni giorno. E io entravo nelle loro case sempre e tra un palazzo e l’altro lì c’erano i miei desideri. Mi raccontavo, dicevo loro dei miei sogni e anche quelle persone, inconsapevolmente, hanno contribuito a far avverare poco alla volta i miei sogni incoraggiandomi di volta in volta. Secondigliano mi ha solo regalato bellissime emozioni e se è vero che c’è il male, è anche vero che c’è tantissimo bene ed è giusto che venga evidenziato soprattutto questo. Io sono parte di questo, sono un ragazzo come tanti, uno scugnizzo che però non vuole essere vittima di cliché banali. Io non sono uno che è riuscito a fare qualcosa, nonostante sia di Secondigliano. Io sono uno che grazie a questo posto sto costruendo qualcosa di bello. A me non va che passi il messaggio “quello ce l’ha fatto eppure vive là”, perché nessun posto deve pregiudicare il tuo lavoro o il tuo essere che sono frutto solo del tuo impegno e della tua dedizione e costanza. Una volta mi chiesero che cos’era per me l’arte e io credo che l’arte esista nel pizzaiolo, nel fioraio, nel lavoratore, nel ragazzo che gioca a pallone. Per me l’arte è ovunque e a Secondigliano ce n’è tanta.

Grazie mille per queste belle parole Antonio! Ma venendo a noi e al tuo futuro cosa ci racconti? Ti abbiamo visto spesso interpretare ruoli adolescenziali, con sfumature diverse, cosa ti aspetti invece per il tuo futuro?

Si è vero fin ora mi sono immedesimato in vita di giovani adolescenti le quali però si caratterizzavano ogni volta in modo diverso. Ho interpretato il ragazzo pauroso, Bruno, in Gomorra La serie, poi Totò – con Mare Fuori – che è uno scapestrato, uno che va dietro la  massa e si nasconde dietro quest’ultima, ma anche Bonanni in Bob&Maris, un ragazzo impacciato e lo spavaldo Aiello Pasquale in Soldato Semplice.

Prossimamente uscirà al cinema, con Giovanni Esposito, “Benvenuti in casa Esposito”, dove appunto io affiancherò questo grande attore e mi vedrete sicuramente in un’altra veste. In generale spero comunque di sperimentare e di poter esprimere al meglio la mia arte sul parco, di fare un buon lavoro in tutte le situazioni che verranno.

Ti sei raccontato tanto, dai tuoi esordi alla fatica che hai fatto per raggiungere determinati traguardi, all’amore per il tuo quartiere e alle tue esperienze lavorative. Ma c’è una cosa che vorresti che qualcuno ti chiedesse, cioè io, e non lo ha mai fatto? Se si, ti chiedo di rispondere alla domanda – ipotetica – che vorresti ti facessero.

Se c’è una cosa che vorrei mi fosse chiesta? Forse una cosa molto personale del tipo “Cosa vorresti in futuro” E io ti rispondo che nel mio futuro sogno di proseguire sempre per questa strada, lavorando e cercando di ambire sempre al raggiungimento di grandi obiettivi. La mia speranza è questa, io non mi sento uno che ce l’ha fatta o uno che è arrivato chissà dove, ma uno che lavora ogni giorno per potercela fare magari un giorno. Avendo sempre il mio quartiere nel cuore, magari poi un giorno vorrei essere un esempio per i ragazzini di Secondigliano e contribuire affinché si parli sempre più spesso bene di questo posto e non male. 

ARTICOLO DI MARIANNA TORRE D’AGOSTINO

- 13 Dicembre 2020