Pasquale Dente, l’infermiere che racconta la lotta al Coronavirus
Cultura

Pasquale Dente, l’infermiere che racconta la lotta al Coronavirus

“Sono infermiera nel reparto di terapia intensiva, la morte lavora al mio fianco. A volte vinco io, a volte vince lei, fa parte del gioco.” 

È questo l’incipit del libro “Dietro la maschera – Storia di un’infermiera impegnata nella lotta contro il Coronavirus”, primo medical romance di Pasquale Dente, infermiere del John Radcliffe Hospital Oxford University e soprattutto giovane di Secondigliano che è diventato eccellenza all’estero. 

Per saperne di più sulla sua vita divisa tra Secondigliano e Oxford e sul suo libro gli abbiamo fatto qualche domanda:

Da Secondigliano a Oxford. Come ti sei trovato a lavorare all’estero?

Con un po’ di tristezza verso il mio Paese, devo ammettere che mi sono trovato benissimo a lavorare in Inghilterra. Ho fatto una gavetta lunghissima a Napoli con contratti penosi, in cui ho lavorato anche al carcere di Poggioreale, in situazioni impossibili e improbabili. Lavoravo addirittura ad ore, senza ferie e malattie. Ero riuscito a trovare un buon lavoro in un centro dialisi ma questo sarebbe significato vivere e lavorare senza ambizione. E proprio quell’ambizione mi ha portato a superare varie prove fino ad arrivare all’ospedale di Oxford, in un ambiente eccezionale dove l’infermiere non è come lo consideriamo a Napoli, ma è al centro del progetto assistenziale. Io lavoro in terapia intensiva e i medici vengono da me a chiedere cose sul paziente, perché dopo 12 ore l’unica persona che conosce quel paziente è solo l’infermiere. In Italia il medico è il medico e l’infermiere è sottoposto. Io qua mi sono meravigliato del rapporto di confidenza e fiducia che si instaura tra medico e infermiere. L’Oxford University è un’unità sanitaria all’avanguardia, un mondo completamente diverso rispetto ai problemi che ci sono negli ospedali napoletani. È tutta un’altra situazione.

Da quanto tempo vivi lì?  Cos’è che ti porti dentro di Secondigliano e che non riusciresti a trovare in Inghilterra?

Io vivo ad Oxford da 5 anni. Il mio quartiere di origine mi manca tantissimo. Mi manca proprio la socialità che c’è nel quartiere. Io abitavo al Corso Italia, mia mamma è nata al Corso Italia, mia nonna si trasferì lì nel ’61. Quando torno a casa, mi conoscono tutti. Mi manca passare da Pippo il salumiere, da Sandro il giornalaio, da Ciro il barbiere e fermarmi a chiacchierare. Tutti i negozianti sono lì da quando io ero piccolo o da prima che io nascessi. Queste persone sono quasi membri della famiglia. In questi giorni è morto Leo il fotografo e quando mi è arrivata la notizia è stato come se fosse morto un parente. Aveva il negozio sotto casa mia da 20 anni e io ci sono stato male. Di Secondigliano mi manca la grande famiglia che è. Qui ad Oxford è tutto bello, tutto funziona a misura di cittadino ma gli inglesi non sono i napoletani. C’è una freddezza che a Napoli non esiste. Io Secondigliano “M’a port rind ‘o core!”

Passiamo al tuo progetto: Dietro la maschera, storia di un’infermiera impegnata nella lotta contro il Coronavirus. Ci parli del tuo libro?

A me è sempre piaciuto scrivere. Ho sempre avuto tante idee e ho un modo di scrivere semplice ma diretto. Cerco sempre la battuta, il luogo comune (come la zuppa di cozze del Giovedì Santo che è oggetto di dibattito tra la protagonista e il padre). Ci ho tenuto molto a sottolineare sempre le mie origini nel libro, campane e napoletane. Il libro è nato perché ho vissuto l’esperienza del Covid in ospedale, in prima linea. Ancora oggi faccio fatica a spiegare cosa è significato entrare per la prima volta in quel reparto, tutto mascherato, col caldo, e vedere tutte quelle persone che non riuscivano a respirare che morivano davanti a me. Io stesso ho messo tante persone nei sacchi bianchi, e da qui la mia rabbia quando c’è gente che dice che il Covid non esiste o è tutta una messa in scena. Quando ho vissuto quei momenti ho capito che questa storia doveva essere raccontata a tutti. Nel libro si evince tutta la frustrazione mia, e della protagonista, dei turni massacranti non solo nostri ma anche di colleghi di altri ospedali. Storie incredibili. Il libro è reale, questa cosa è fondamentale. Sono stato attento a raccontare anche la cronaca attuale, quando, per esempio, è uscito il primo vaccino, quando il Primo Ministro Johnson ha chiesto l’immunità di gregge, la Fase 1, la Fase 2, la Zona Rossa. Identificandomi nella protagonista del libro, ho raccontato tutto quello che ho vissuto in questi mesi. Uno degli aspetti fondamentali che voglio far passare col mio libro è la solitudine vissuta dalla protagonista, un’infermiera napoletana trasferita in un ospedale del Nord Italia, e che è stata la condizione comune del nostro lavoro.

In realtà questo progetto non comprende solo il libro, ma anche un’iniziativa social che su Instagram raggiunge tutti gli infermieri impegnati nella lotta al Covid. Come è nata l’idea?

Inizialmente la pagina Instagram è nata per pubblicizzare il libro, sono sincero. Ma poi anche per chiedere alle persone cosa c’è dietro la loro maschera. Per i malati è importante capire che faccia si nasconde dietro le mascherine e tutto il resto. Non è solo un aspetto fisico ma anche un aspetto legato alla persona. Tanti ci hanno detto che noi siamo eroi. No, noi non siamo eroi, siamo persone. Persone con paure, con famiglie, con figli. Non è semplice andare a lavorare in una situazione del genere. Mentre il mondo sta a casa perché ci dicono di restare chiusi in casa, infermieri, dottori e personale sanitario è costretto ad andare a lavorare con la paura del contagio e con la costante attenzione di non portare il virus a casa. Dietro la maschera non ci sta il supereroe, perché il supereroe non si ammala. Dietro la maschera ci sono le persone con i propri bisogni. Tra cui quello di riposarsi dopo 12 ore di lavoro. Attraverso la pagina Instagram abbiamo fatto vedere che dietro le maschere ci sono persone vere, come le mamme, l’appassionata di trekking o l’amante del mare.  

Infermiere, scrittore, anche un po’ influencer. Altri progetti per il futuro?

Infermiere ci sta ed è la prima certezza della mia vita, con laurea e master. Scrittore, è più che altro un’ambizione. Mi piacerebbe perché ho ancora tante storie da raccontare, non solo storie di corsia ma anche di altri generi. Per il momento mi prendo un mesetto per godermi la soddisfazione di questo libro, di prenderlo materialmente tra le mani (anche se Amazon la prima copia l’ha inviata a casa mia a Napoli, per cui anche io ho dovuto comprarlo come gli altri!).

Influencer no. Io sono timido, ho vergogna di fare le storie e mettere a nudo la mia quotidianità. Ho fatto un compromesso con me stesso per pubblicizzare il libro su Instagram perché per quanto il libro possa piacere o meno, se nessuno ti conosce nessuno, nessuno ti pubblicizza, nessuno ti legge. 

Per chi volesse acquistare e leggere “Dietro la maschera”, il libro di Pasquale Dente può trovarlo a questo link: https://www.amazon.it/dp/B08PG65HMC 

ARTICOLO DI NUNZIA ACANFORA

- 5 Dicembre 2020