Real Gaetano Scirea: la scuola calcio della famiglia Mosca
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Real Gaetano Scirea: la scuola calcio della famiglia Mosca

La periferia partenopea e l’area nord in particolare, si sa, sono una vera e propria fucina di talenti. Da anni le scuole calcio si occupano di forgiare ed educare gli uomini di domani. Dopo avervi raccontato la storia della Scuola Calcio Nereo Rocco della famiglia Marasco, oggi vogliamo andare un paio di metri più avanti, a via Cupa Capodichino, e continuare il nostro “tour” delle scuole calcio di Secondigliano. 

La Scuola Calcio Real Gaetano Scirea, fondata nel 1989 da Gaetano Mosca, prende il nome proprio dall’omonimo campione della Juventus e della Nazionale italiana. Abbiamo incontrato sia Gaetano che Luigi Mosca, suo figlio e presidente.

“Mi piace pensare che questa sia un’oasi- ci racconta Luigi- perché qui sono tutti i benvenuti. I bambini si allenano e i genitori vengono qui al bar e stiamo insieme. Siamo aperti anche alle bambine, possono giocare tranquillamente, anche se a volte è complicato per la mentalità: le mamme vedono che ci sono più maschietti. È difficile dire di no ad un ragazzo, spesso vengono anche alcuni che non possono permetterselo e noi diamo tutto, kit e divisa. Sono orgoglioso di questo posto. Mio padre me l’ha lasciato, ma è giusto che parli con lui perché è l’artefice di tutto questo!”

Dopo un po’ che Luigi ci ha fatto da cicerone, mostrandoci i campi e raccontandoci un po’ dei giovani del quartiere, arriva Gaetano Mosca e l’intervista può finalmente iniziare tra storia, emozioni, ricordi, trofei.

Come nasce l’idea di fondare una scuola calcio?

“Nasce nel 1989 questa realtà. Incominciammo con un campetto in terreno. Negli anni, con l’aiuto dei miei figli siamo andati avanti. Io vivo a San Paolo, tra Brasile e Italia, chi è che sta curando questa realtà è mio figlio Gino. All’inizio è stato difficile, ma siamo riusciti ad arrivare ad un risultato importante. Ormai sono 32 anni, il calcio professionistico ci conosce bene, abbiamo formato tanti bambini e ragazzi. Molti militano in B e in C”.

Perché la scelta di intitolarla a Gaetano Scirea?

“Perché la nostra fondazione è coincisa con il suo incidente mentre era diretto in Polonia per vedere dei giovani. Lo scoprimmo durante i lavori sul nostro piccolo terreno. Tutti parlavano molto bene di lui. Non solo dell’atleta, del calciatore, parlavano bene proprio dell’uomo. Per questo decidemmo di intitolare la nostra scuola a lui”.

Fifa World Cup Final 11 July 1982 – Italy v West Germany – Italian defender Gaetano SCIREA. (Photo by Mark Leech/Getty Images)

Quanti e quali sono i trofei vinti?

“Sono tanti, non li conto neppure! Quello più importante è sicuramente la Coppa disciplina Campana, vinta nel 2017. Importante perché tutti parlano di Secondigliano come orrore, ma non è vero. Potremmo dire di essere nel “triangolo delle bermuda”, circondati da rioni popolari e ci siamo riusciti. Ci  sono dei ragazzi un po’ più terribili, è  vero, però vincere questo trofeo vorrà pur dire qualcosa! Anche Gravina, oggi presidente della FIGC, ci ha premiato per l’impegno nel formare le nuove generazioni”.

Non è facile realizzare il sogno di diventare professionisti, figuriamoci calcare il palcoscenico degli stadi di Serie A. Chi, passato di qui, ci è riuscito o ci sta riuscendo?
“È molto difficile arrivare in Serie A, ma qui ne sono passati tanti. Il primo è stato Raffaele Longo che ha giocato anche nel Napoli e nella Nazionale italiana. Poi abbiamo i vari Sarno e Vacca, che oggi gioca nel Venezia. Ha vinto il campionato di B e quest’anno giocherà in serie A. Ne abbiamo tanti altri ancora, come Meola”.

Nel 2017 nasce la collaborazione con il Benevento Calcio.

“Siamo una realtà abbastanza conosciuta anche al Nord. Fui chiamato da Mario Stringile, dirigente del settore giovanile, e mi chiese se volevo accettare questa sinergia con loro e stipulammo un contratto. La sinergia nasce anche dall’amicizia con Salvatore Nardi, talent scout del Benevento. Anche al Napoli abbiamo dato tanti ragazzi”.

Com’è il rapporto con Secondigliano? È un vantaggio o uno svantaggio fondare una scuola calcio qui invece che in altri luoghi? 

“È un vantaggio. Al nord ci invidiano e cercano i nostri ragazzi. Qui abbiamo la “materia prima”: gli scugnizzi! Loro vengono a vedere i nostri ragazzi perché giocano per strada, non hanno nulla e danno il massimo. Vorrei una cosa: che le istituzioni ci aiutassero un po’ in più. Io non voglio nulla, non voglio soldi. Vorrei fare una tribunetta sul campetto. Mi piacerebbe che le istituzioni fossero più elastiche e ci fossero meno problemi burocratici. Sono 32 anni che facciamo sacrifici in questa struttura, qua passano migliaia di ragazzi al giorno”.

ARTICOLO E FOTO DI MARIA ANNA GAGLIARDI

- 15 Luglio 2021