Totò e la cultura del ‘900: intervista a Domenico Livigni
Cultura

Totò e la cultura del ‘900: intervista a Domenico Livigni

A leggere le cronache degli ultimi anni, pare che nel territorio dell’area nord di Napoli si sia persa un po’ quella voglia di diffondere la cultura popolare, ma Domenico Livigni è quello che potremmo definire un cultore della materia, appassionato di cinema, teatro e collezionista seriale. 

Quella che segue, più che un’intervista è una chiacchierata informale con un ragazzo di soli 24 anni che ha già scritto due libri e che da Secondigliano sta diventando una voce sempre più autorevole in merito alla cultura cinematografica e teatrale del ‘900.

Cita date a memoria, sicuro di non sbagliare.  A 14 anni ha iniziato la sua raccolta di cimeli di cinema e teatro, ma adesso il suo scopo è quello di ricordare la memoria di personaggi come Totò e Macario. Ma, ci avverte: non iniziate mai con il collezionismo! 

Ciao Domenico! Io inizierei subito entrando nel vivo.  Raccogli cimeli cinematografici da che eri ragazzino, 14 anni. Lasciatelo dire una passione un po’ insolito…

Diciamo di sì. Le mie passioni, a differenza di tanti miei coetanei, sono sempre state un po’ insolite. 

Come anche i miei gusti cinematografici: all’età di quattro anni ho iniziato a vedere film di Totò e poi da lì ho iniziato ad incuriosirmi, ma sempre e solo da spettatore. Più gli anni passavano e più iniziavo ad avere un approccio diverso. Sono diventato uno studioso, un appassionato di queste tematiche approfondendo anche la storia del cinema, la storia del teatro italiano e napoletano.  Accanto alla passione della lettura, da che avevo 14 anni, ho iniziato a collezionare cimeli relativi alla storia dello spettacolo.

Quindi, non parliamo solo di cinema ma anche di teatro giusto?

Si, cinema e teatro. Cinema e teatro italiano.

Come nasce questa passione? A quattro anni io guardavo i cartoni della Disney

Ma anche io! La mia passione per il cinema nasce con Pinocchio, da bambino: è stato anche il primo romanzo che ho letto. Come film invece, il Pinocchio di Luigi Comencini. Ricordo che un Natale di tanti anni fa venne trasmesso su Rai 3. Già conoscevo quello del ’40 della Walt Disney e tutte le trasposizioni cinematografiche relative a questa favola.

È stato naturale poi innamorarmi del personaggio di Totò, per la sua mimica burattinesca. Da Totò ho iniziato a conoscere ed approfondire altri personaggi. Attorno a lui ci sono tanti altri grandi nomi che hanno fatto la storia dello spettacolo, del cinema, del teatro: i De Filippo, Macario, Aldo Fabrizi.

In merito a questi grandi nomi, so che hai anche scritto dei libri. Ti va di parlarne?

Si, ho scritto due libri. Il primo nel 2018 “Totò con i 4”, un saggio scritto in coppia con Ciro Borrelli e nel 2020 una monografia, “La paura fa Totò” con Giuseppe Cozzolino.

Ritornando al collezionismo. Immagino che a un certo punto si trasforma casa.

Eh sì! Ho una piccola biblioteca nella mia stanza dove raccolgo tutti i documenti: fotografie, riviste, copioni. Sono tutte testimonianze che raccontano la storia dello spettacolo dagli inizi del novecento fino alla seconda metà degli anni ’70. 

Un collezionista come te, dove deve recarsi per trovare materiale interessante?

Dove capita. Fino a qualche tempo fa avevo un punto di riferimento, che purtroppo non c’è più, al centro storico di Napoli a via Bellini: ‘O quatt ‘e maggio, un negozio gestito da un mio caro amico che si chiama Guido Moio. 

Dopo questo negozio, ho iniziato a girare per il centro di Napoli. Ma ormai anche le piattaforme online mi aiutano molto nella ricerca.

Sai dirmi con precisione quanti oggetti hai collezionato? A quale sei più affezionato? Il più vecchio?

In realtà, sono tutti vecchiotti. I più giovani hanno 50 anni. Forse quello al quale tengo di più è un baule degli anni ’30. È alto 140-150 cm, era un baule teatrale appartenuto al teatro comunale di Foggia e davanti a questo baule sono passati grandi attori dello spettacolo italiano. È stato conservato nei camerini del teatro comunale e quando dico grandi attori sto parlando di Totò, la Magnani, Walter Chiari, Renato Rascel, Mario Riva… 

E poi c’è un copione a cui sono molto legato. Proprio qualche anno fa, nel 2018, ho scoperto un inedito di Totò. Una sceneggiatura che fu scritta nel 1950 da Age e Scarpelli, due sceneggiatori importanti della commedia all’italiana, Totò pellegrino. Questo film non fu mai realizzato.

Immagino che tu ne sia gelosissimo

Si, è stata una scoperta particolare. Quando prendo una sceneggiatura oltre a studiarla mi confronto anche con storici e critici del cinema tra cui un mio caro amico, Ennio Bispuri. Ennio è il più importante storico della carriera teatrale e cinematografica di Totò, ha scritto ben cinque libri, e anche lui ne ignorava completamente l’esistenza. 

Come suggeriresti a qualcuno di avvicinarsi al collezionismo, o molto più semplicemente, al cinema?

Il collezionismo eviterei! Una volta che inizi, ahimè, diventa una dipendenza. Per quanto riguarda il cinema e il teatro invece consiglio di tornare indietro, a quei tempi non vissuti gli anni ’30, ’40 per riscoprire anche un po’ la storia del nostro paese attraverso il cinema e il teatro. È anche molto stimolante: io immagino un ragazzino, uno studente liceale. Riscoprire la storia anche attraverso il cinema e il teatro può essere un’alternativa piacevole. Io ricordo che quando frequentavo il liceo e studiavo determinate materie, parecchie cose già le sapevo perché conoscevo film realizzati in quel periodo. Ai ragazzi direi proprio di iniziare dal passato per poi arrivare agli attori nostri, quelli contemporanei. 

Per apprezzare l’arte cinematografica attuale bisogna anche avere una preparazione di base, di quello che è stato fatto in precedenza. 

C’è un periodo teatrale, cinematografico che preferisci? Se si, che titolo suggerisci?

Un periodo particolare… anni ’30-’40. E come film, anticipo dicendo che oltre a essere un grande ammiratore di Totò, sono un grande ammiratore anche di un altro grande attore: Erminio Macario e devo dire che con gli anni è stato completamente dimenticato. 

Proprio per ricordare quest’altro grande attore io suggerirei un film che è stato considerato dalla critica contemporanea il primo film comico della storia del cinema italiano: Imputato, alzatevi! Un film del ’39 per la regia di Mario Mattoli. 

Un’ultima domanda. Dove vorresti arrivare? Pensi che questa tua passione possa trasformarsi in un vero e proprio lavoro?

Nonostante la mia passione un po’ atipica sono comunque un ragazzo, uno studente come tutti quanti. Adesso punto a finire il mio percorso universitario, sono iscritto alla Facoltà di Archeologia: Storia delle Arti e Scienze del Patrimonio Culturale della Federico II. Poi, sicuramente, questa mia passione mi servirà anche per un domani, per i miei prossimi lavori. Il mio obiettivo attualmente è quello di ricordare ogni tanto questi personaggi che, un po’ per pigrizia, un po’ per strafottenza sono stati dimenticati. 

ARTICOLO DI GIUSY DI STAZIO

- 23 Marzo 2021