Una vita per il teatro, intervista a Salvatore Baruffo
Cultura

Una vita per il teatro, intervista a Salvatore Baruffo

Tra le tante personalità di Secondigliano, senza dubbio spicca quella di Salvatore Barruffo, autore, attore e regista di teatro, attore televisivo e del cinema. Ma non solo. Da qualche tempo infatti Salvatore si è dedicato anche alla scrittura di un libro, o meglio un libro-teatro come lo definisce lui stesso. Una vita dedicata al teatro, alla pratica e all’insegnamento di questa nobile arte, senza mai dimenticare l’aspetto sociale in un quartiere dove di alternative negli anni passati ce n’era davvero poche. In attesa dell’uscita del libro, in programma nelle prossime settimane, abbiamo fatto qualche domanda a Salvatore per conoscerlo meglio.

“Cercasi cuore disperatamente”, questo il titolo del suo libro. Ci può raccontare di cosa parla?

Io lo definisco un libro-teatro, in effetti è un copione teatrale in cui oltre ai botta e risposta ci sono le descrizioni dei vari personaggi. Ho preferito fare questa scelta perché le persone che lo leggeranno potranno immedesimarsi nei dialoghi dei personaggi come se li stessero sentendo parlare davvero. Il tema centrale è la donazione degli organi, è da qui anche la scelta del titolo, un po’ come se fosse un gioco di parole. La storia si svolge in una famiglia, in cui io sono il padre del ragazzo che ha bisogno della donazione di cuore e dal tema centrale parte una lotta tra valori e necessità. Il valore della morale, che ho sempre insegnato alla mia famiglia, e della fede e la necessità di trovare un cuore per mio figlio che potrebbe farmi scendere a compromessi e che mette in crisi anche i miei rapporti. Non mancano colpi di scena e storie parallele legate al mio passato e all’amore. 

Quando partirà la vendita del libro?

Il libro uscirà tra 15 giorni e ci sarà una vendita online personale. Le persone che vogliono possono contattarmi via mail all’indirizzo barruffoteatro@outlook.it, oppure su Facebook al mio profilo “Salvatore Barruffoteatro” o sul gruppo “Napoli Recita”. 

Possiamo dire che lei è un Secondiglianese DOC, qual è il suo rapporto col quartiere?

Io sono precisamente del Corso Italia. Il mio rapporto con Secondigliano è sempre stato un po’ conflittuale perché tanti anni fa eravamo una vera e propria oasi felice, poi a causa di alcune persone il quartiere è diventato quello che poi hanno raccontato i giornali. Io da anni cerco di cambiare le cose attraverso lo strumento della cultura. Anni fa avevo una scuola di teatro al Teatro Maestoso in cui insegnavo teatro a tanti ragazzi, proprio per togliere manovalanza alla delinquenza. E questo è un sogno che porto sempre con me che spero di realizzare anche quando riusciremo ad aprire il Teatro a Secondigliano, progetto che sto portando avanti con Antonio Letizia. Io dico sempre che il teatro non è solo recitazione, il teatro è una scuola di vita. Il teatro forma le persone.

Come immagina o spera che sia la Secondigliano del futuro?

Spero che sia un quartiere portato avanti dai giovani. Se i giovani prendono in mano le redini di Secondigliano sono convinto che ci sarà tanta legalità e tante opportunità. La vecchia mentalità, legata alla corruzione, è da sconfiggere. I giovani hanno un coraggio bestiale che io ammiro tantissimo e sono convinto che proprio da loro possa rinascere un quartiere che forse era uno dei più belli della città. 

La cultura, quindi, può salvare la periferia?

Assolutamente sì. La base è proprio quella, la cultura. Creare possibilità culturali per i giovani fa nascere ambizioni e in questo modo i ragazzi si allontanano dal mondo della malavita perché hanno in testa di raggiungere obiettivi diversi. Solo così possiamo migliorare. 

ARTICOLO DI NUNZIA ACANFORA

- 9 Maggio 2021